Ei fu.
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@ju @floreana @matz @LaVi però che le lingue si semplifichino è una semplificazione basata sul comportamento delle lingue indoeuropee, e che considera solo la flessione delle parole, e non altri fattori come ad esempio la rigidità o meno della struttura della frase (che in inglese è più forte che non in italiano, che a sua volta ha una struttura più rigida del latino, proprio per compensare la perdita di flessione).
In altri casi invece succede il contrario, ad esempio quando un pidgin (che di solito è molto semplificato) diventa una lingua creola tende ad aggiungere complessità
e cercando altri esempi su internet ho trovato che si ipotizza che il Finlandese abbia avuto l'evoluzione opposta, aggiungendo casi e tempi verbali.
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@LaVi @Dunpiteog @floreana @matz @ju però nel corso degli anni abbiamo anche guadagnato vocaboli, sia per indicare concetti che all'epoca non era necessario indicare (programmatore, telefonino) che semplicemente perché c'era un buco nella lingua e lo si è riempito (ad esempio il verbo perplimere) -
@oblomov @GustavinoBevilacqua @Dunpiteog @floreana @matz @ju @LaVi il vero trauma è quando tu tranquillo tranquillo stai passando la dogana e la Guardia di Confine della Confederazione Elvetica, parlando con un collega, sbotta in un “minchia!” -
@LaVi
lo zero in particolare mi pare sia un concetto matematico introdotto proprio dagli arabi (arabi pre Impero Ottomano, credo) che ha cambiato in modo sostanziale un po' tutto il modo di fare i conti. (reitero la fondamentale clausola: potrei dire scemenze).
@GustavinoBevilacqua @Dunpiteog @matz @floreana -
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@ju @GustavinoBevilacqua @Dunpiteog @floreana @matz @LaVi lo zero è complicato :) (dipende da cosa si intende per concetto di zero, e spesso chi scrive articoli divulgativi fa confusione tra sistema posizionale con un segno grafico per indicare l'assenza di una certa quantità, tutto sommato abbastanza diffuso in varie parti del mondo e il concetto matematico di zero come numero, che credo sia nato in India e poi portato in Europa dagli Arabi), però sembra anche a me che la parola sia di origine araba -
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@LaVi@livellosegreto.it @ju@gts.nugole.it @GustavinoBevilacqua@mastodon.cisti.org @Dunpiteog@devianze.city @matz@gts.matteozenatti.net @floreana@poliversity.it "algoritmo" deriva dal nome del tizio che li ha inventati -
@valhalla @GustavinoBevilacqua @LaVi @Dunpiteog @floreana @matz @ju
Rispetto all'innovazione storica araba, è lo zero come concetto di "insieme vuoto", così rappresentato graficamente, a differenza dei numeri indiani, dove mi sembra fosse un punto a mezza riga. -
@NicholasLaney @GustavinoBevilacqua @Dunpiteog @floreana @matz @ju @LaVi però mi risulta che i primi a descrivere cosa volesse dire fare delle operazioni (credo moltiplicazioni e divisioni) con lo zero siano stati gli indiani
l'idea di un insieme vuoto non è così esoterica, l'idea di *moltiplicare* per un insieme vuoto lo è un po' di più
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"Rien ne va plus
e salta la pallina in mezzo a quella grande ruota,
un solo punto verde tra il rosso e il nero,
l'incognita apparente di uno zero."
https://invidious.nerdvpn.de/watch?v=9PLdblfDPto
(certe canzoni di Ruggeri mi piacciono per come sceglie le parole, plus: c'è lo 0. Quindi è la canzone perfetta per i discorsi di oggi. Ora torno a fare altro XD)
@GustavinoBevilacqua @valhalla @LaVi @Dunpiteog @NicholasLaney @floreana @matz -
@bovaz @GustavinoBevilacqua @LaVi @Dunpiteog @floreana @matz @ju
Il buon vecchio al-Kwarizmi,
https://en.wikipedia.org/wiki/Al-Khwarizmi
a cui peraltro si deve indirettamente anche il termine algebra, dal suo libro dal nome lunghissimo e comunemente abbreviato in al-Jabr
