@GustavinoBevilacqua vero anche questo
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In questi altri casi si sceglie il colore bianco perché assorbe poco il calore proveniente dalla luce solare ed evita il surriscaldamento. Saranno bianche anche le tute che gli astronauti delle future missioni Artemis indosseranno nei prossimi sbarchi sulla Luna.
(fine)

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Un indumento separato che si indossa sotto la tuta contiene un sistema di tubi che ne regolano la temperatura. Infine, ogni tuta è dotata di un giubbotto di salvataggio con un kit di segnalazione e un coltello di emergenza.
Queste tute arancioni non vanno confuse con le tute extraveicolari di colore bianco usate negli sbarchi del programma Apollo e nelle “passeggiate spaziali” della Stazione Spaziale Internazionale.
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In uno scenario di emergenza, ognuno dei quattro gli astronauti può indossara la sua tuta autonomamente, senza bisogno di essere aiutato dagli altri. In condizioni normali le tute non sono pressurizzate per comodità e facilità di movimento, ma contengono sensori che le fanno gonfiare automaticamente nel caso che la pressione della cabina scenda sotto un livello di allarme.
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Sono arancioni perché questo colore garantisce il massimo contrasto con il blu profondo del mare e facilita il recupero dell’equipaggio dopo il rientro. Per curiosità, è lo stesso motivo per cui la “scatola nera” che registra i dati essenziali di un aereo o di una nave è anch’essa arancione.
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Ogni tuta è realizzata su misura per il singolo astronauta, per garantire il massimo comfort durante le fasi operative. In caso di emergenza, forniscono ossigeno e rimozione dell’anidride carbonica e possono contribuire, insieme ai sistemi di bordo di Orion, a garantire la sopravvivenza dell'equipaggio fino a sei giorni.
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Le tute intraveicolari della missione Artemis II, chiamate ufficialmente Orion Crew Survival System (OCSS), sono state usate durante il lancio e il rientro, le due fasi più critiche. Il design e la tecnologia derivano dal programma Shuttle, ma con miglioramenti significativi.
(continua)

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Quiz del lunedì. Perché le tute spaziali della missione Artemis II sono di colore arancione?
Appuntamento a domani per la discussione delle risposte, non suggerite e non cercate su internet!
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Qual è stata finora la più grande impresa spaziale dal 2000 in poi?postato in Uncategorized
Qual è stata finora la più grande impresa spaziale dal 2000 in poi?

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RE: Nella storia dell’astronautica c’è un’impresa che è stata oscurata dal trionfo delle prime missioni Apollo ma avrebbe meritato più considerazione: quella della missione Luna 16, la prima sonda robotica a prelevare e riportare sulla Terra un campione di...postato in Uncategorized
Anche le missioni sovietiche hanno i loro complottisti, ma nel 2010 la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA ha fotografato i siti di atterraggio e i resti dei veicoli di Luna 16, 20 e 24.
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Alcuni anni più tardi, Luna 24 produce un risultato storico: analizzando i suoi campioni, gli scienziati sovietici trovano tracce d'acqua (0,1% in massa). Tuttavia, la comunità scientifica internazionale rimane scettica per decenni, finché le missioni degli anni 2000 non confermano definitivamente la presenza di ghiaccio d'acqua sul nostro satellite.
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Questa semplicità ha grandi limitazioni ma anche importanti vantaggi, come il ridotto consumo energetico, la grande resistenza alle radiazioni e l’ottima affidabilità: non ci possono essere “bug” di software perché non c’è software. Nonostante questa tecnologia "primitiva", la Luna 16 riesce a compiere un allunaggio di precisione al buio, durante la notte lunare, una manovra che gli americani non tentarono mai con le missioni Apollo.
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Il sistema è progettato per eseguire una sequenza fissa di operazioni: non esiste un software nel senso moderno del termine. Per modificare la missione, sarebbe necessario intervenire fisicamente sui collegamenti elettrici o sui moduli.
Se il computer di bordo del programma Apollo è paragonabile a una calcolatrice da tasca di oggi, la programmazione delle missioni Luna è ancora più elementare, simile a quella di un semaforo intelligente.
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Nella fase finale del rientro, a bassa quota, si aprono i paracadute e il 24 settembre 1970 la sonda atterra nelle steppe dell’odierno Kazakistan.
Il fatto più sorprendente è che l’intera missione è gestita da un computer di bordo rudimentale, composto da circuiti integrati elementari e componenti discreti che formano porte logiche (AND, OR, NOT).
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A differenza delle missioni Apollo, il ritorno delle sonde Luna è estremamente spartano. Lo stadio di risalita decolla dalla Luna seguendo una traiettoria balistica diretta verso la Terra, con minime correzioni di rotta. La capsula entra nell'atmosfera terrestre a velocità altissima (circa 11 km/s), protetta da uno scudo termico ablativo. Non ha controllo di assetto attivo: è progettata aerodinamicamente in modo da rimanere orientata con lo scudo termico rivolto in avanti.
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Luna 16 atterra nel Mare Fecunditatis, poco a sud dell’equatore lunare. Entra poi in azione un braccio meccanico, dotato di un trapano elettrico che scava fino a 35 centimetri di profondità (la sonda Luna 24 arriverà a 2 metri) e raccoglie 101 grammi di regolite. Il braccio robotico si solleva e inserisce il campione all'interno della capsula di rientro, che viene sigillata ermeticamente per evitare contaminazioni durante il rientro in atmosfera terrestre.
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L’atterraggio avviene il 20 settembre 1970. Il motore principale di discesa rallenta la sonda fino a un punto di spegnimento determinato da dati di quota e velocità forniti da un altimetro radar. A quel punto scatta un relé e si spegne il motore. Poi, una serie di propulsori più piccoli gestisce la fase finale di atterraggio.
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La sonda Luna 16 è composta da due sezioni principali: uno stadio di discesa, che funge anche da piattaforma di lancio, come sul LEM americano, e uno stadio di risalita, equipaggiato con un motore a propellente liquido e una capsula di rientro sferica.
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Nella storia dell’astronautica c’è un’impresa che è stata oscurata dal trionfo delle prime missioni Apollo ma avrebbe meritato più considerazione: quella della missione Luna 16, la prima sonda robotica a prelevare e riportare sulla Terra un campione di...postato in Uncategorized
Nella storia dell’astronautica c’è un’impresa che è stata oscurata dal trionfo delle prime missioni Apollo ma avrebbe meritato più considerazione: quella della missione Luna 16, la prima sonda robotica a prelevare e riportare sulla Terra un campione di suolo lunare.
(continua)

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📖 Venerdì 17 aprile sarò ad Aosta con l'amico Andrea Bernagozzi per presentare il mio libro "Rimasti a Terra"!postato in Uncategorized
Venerdì 17 aprile sarò ad Aosta con l'amico Andrea Bernagozzi per presentare il mio libro "Rimasti a Terra"! Ci vediamo lì?