Questa storia mi ha incuriosito per un motivo diverso dalla singola offesa.
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Questa storia mi ha incuriosito per un motivo diverso dalla singola offesa.
Sul fatto che certe frasi siano discriminatorie e meritino una moderazione non ho molti dubbi. Ma, tolto l’insulto, rimane una domanda più scomoda.
Che cosa succede quando una misura pensata per compensare uno svantaggio viene percepita dagli altri come un vantaggio?
Università e ricerca sono ambienti estremamente competitivi. Carriere precarie, pochi posti, valutazioni continue. In un contesto simile è possibile che accomodamenti e misure compensative destinati alle persone con disabilità vengano vissuti da qualcuno come una forma di concorrenza "asimmetrica".
Non significa che questa percezione sia corretta. Una misura compensativa dovrebbe servire proprio a riportare persone con condizioni diverse verso una possibilità comparabile di partecipazione, non a regalare un risultato.
Ma dire semplicemente "questa opinione è abilista, quindi fuori" risolve il problema della moderazione e lascia intatto quello sociale.
La discussione seria, secondo me, dovrebbe essere un'altra: le misure sono proporzionate? Sono trasparenti? Mantengono gli stessi obiettivi formativi? E siamo capaci di spiegare perché esistono anche a chi non ne beneficia?
Qui entra anche la libertà di parola. Bisogna poter criticare una politica di inclusione senza trasformare quella critica in un attacco alle persone che ne usufruiscono.
È un confine difficile, ma proprio per questo vale la pena discuterne.
#Università #Disabilità #Inclusione #LibertàDiParola @macfranc
RE: poliversity.it/users/macfranc/… -
@dietilico @macfranc
E' legato a tutto i discorso su 'ma il woke è una follia!'.
Il fondamento di questa 'follia' è proprio la domanda 'quanto alto debbo fare lo sgabello per coloro che partono svantaggiati'?
La domanda è perfettamente legittima, discuterne apertamente fa parte dei fondamentali della democrazia.
Il problema sorge quando una narrazione malevola mescola le carte e, anzichè discutere dello sgabello, mette in dubbio il diritto stesso delle minoranze ad esistere o a parlare. -
@dietilico la questione dell'inclusione è sempre stata spiegata male.
L'inclusione non deve essere vista come una compensazione passiva come fosse una "pensione di invalidità a scapito delle persone normali", ma come un sistema che porta diversificazione nelle società.
Non si tratta solo di una diversificazione che aiuta a crare una società migliore e meno stronza in cui la mutua solidarietà viene (giustamente) considerata come un valore e la stronzaggine viene (giustamente) considerata come un elemento antisociale; ma si tratta di una diversificazione che aiuta a rendere le società più resistenti, più complete e più forti.
Tutto questo ovviamente può portare a una sensazione di """ingiusto svantaggio per noi normali""", che è un concetto così impalpabile da non poter essere definito chiaramente (quanto svantaggio? quanto "siamo" normali noi normali?), ma che si presta benissimo alla nuova politica estrattiva della rabbia: perché se è vero che non posso definire cos'è questo svantaggio, è anche vero che quando ne parlo, il mio interlocutore riesce a immaginare immediatamente che quello svantaggio è facilmente rappresentabile dal fatto di essere uscito dalla graduatoria del concorso o del bando per "mancanza di disabilità". E questo fa incazzare facilmente la gente, anche quella che a quel concorso non avrebbe e non ha mai partecipato, ma che vive il disagio per solidarietà verso "le altre person normali come lei".
Perché i pezzi di merda possono essere anche empatici, ma di solito lo sono con i pezzi di merda come loro...
Aggiungo che questo sentimento vale anche per l'insofferenza verso lo straniero (ovviamente vale soprattutto quando lo straniero ha un fenotipo diverso)... Le persone non capiscono che lo straniero viene sovvenzionato perché riesce oggettivamente a sommare caratteristiche che caratterizzano i profili sociali da aiutare (disoccupazione, reddito basso, elevato numero di figli, maggiore incidenza di disabilità) ma anche aspetti intangibili che mediamnte migliorano la qualità della vita rispetto alle famiglie italiane (livello di benessere percepito, solidarietà famigliare o di clan, lavoro nero).
Negli USA, dove la "razza" è legalmente formalizzata proprio al fine di compensare le discriminazioni del passato, questa compensazione si trasforma in quello ch viene percepito come razzismo al contrario -
M macfranc@poliversity.it shared this topic
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@sposadelvento @dietilico @macfranc appunto, che se ne discuta , anche con posizioni differenti (ma sempre con reciproco rispetto, senza estremismi nè da una parte nè dall'altra ) è il sale di una democrazia . Metter il bavaglio a qualcuno significa scivolare in un autoritarismo. Puoi avere idee differenti, ma tutti possono discuterne liberamente e ognuno logicamente difenderà il proprio punto di vista. E vale per tutti gli argomenti, non solo per woke ecc.
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@andre123 @dietilico @macfranc
Sì, ni, be', ... tutti tutti no.Una linea rossa c'è.
Ovvero la narrazione malevola di cui sopra.La linea rossa è la violenza, la prepotenza, la sopraffazione.
Esempio:
' Perché non creiamo classi speciali per i bambini con disabilità ? 'Questo oltrepassa la linea rossa, tanto per fare un esempio, perché è violenza, prepotenza, segregazione.
' Il 35% di questi posti riservati alle donne secondo me è un po' troppo' invece è una posizione.