Penso siamo l’unico paese al mondo dove un termine razzista come “maranza” viene usato da tutti i giornali e telegiornali
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@coso_come_se_chiama @samatari2 @buzz quindi indubbiamente un termine razzista. Bene così.
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@Yaku @samatari2 @buzz si, anche se poi, come spesso accade, le sottoculture prendono gli insulti che vengono loro rivolti e li fanno propri, se li rivendicano insomma
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@coso_come_se_chiama @samatari2 @buzz ci sta, è un meccanismo di difesa.
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@coso_come_se_chiama @Yaku @samatari2 infatti si autodefiniscono così spesso, anche nelle scritte sui muri. Le ragazze sono le "maranzine" .
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@buzz @coso_come_se_chiama @Yaku @samatari2 : «Sulle panchine della città ci sono bande di extracomunitari ubriachi e fatti di droga — dice De Luca —, nella movida poi ci sono bande di maranza. Dobbiamo creare dei corpi speciali di polizia municipale per fare repressione. A cominciare proprio da questi maranza»

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@buzz @Yaku @coso_come_se_chiama @samatari2 in effetti anche nei sopranos si usa melanzana (in un dialetto campano-americano) per indicare chi ha la pelle nera
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@gino
Maranza contro la municipale. Qualcuno avvisi i meganoidi che devono aggiornare la loro hit.
@buzz @coso_come_se_chiama @samatari2 -
@crepito @Yaku @coso_come_se_chiama @samatari2
si un altro termine che ha cambiato significato è "giargianese" , anni fa usato dai milanesi per indicare la gente di provincia (Bergamo, Brescia, Pavia) e poi usato dagli stessi provinciali per indicare gli immigrati... però sta passando di "moda"
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"giargia" io l'ho sempre sentito soprattutto per migranti da balcani o est Europa
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si, usato tanto per gli albanesi che fu la prima immigrazione "forte", poi esteso anche ai nordafricani.
Tra l'altro molti "terzomondisti" resterebbero sorpresi da quanto razzismo c'è fra le varie etnie , nel mio piccolo mondo operaio i magrebini disprezzano molto i centrafricani (e gli atei
)
Per non parlare di quello che i nigeriani cattolici pensano degli islamici...
Certo se l'unico straniero con cui parli è il kebabbaro... -
Y yaku@puntarella.party shared this topic
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@buzz a proposito, insegno materia alternativa alla religione a tre piccole pesti che i giornaloni non esiterebbero a definire "maranza" (e loro ne sarebbero fieri). Non fanno altro che insultarsi con stereotipi razzisti sulle loro diverse provenienze: il bengalese insulta l'egiziano copto chiamando kebabbaro, salvo poi sentirsi rispondere che in egitto non c'è il kebab, ma lo shawarma; a sua volta il bengalese viene insultato dal romano coi genitori napoletani, che gli dice che gli puzzano i piedi della spezia che sa di ascelle (credo si riferisca al cumino); quest'ultimo è insultato da entrambi e invitato a non toccare gli astucci perché "quelli come lui" si fottono la roba. Però poi li vedo tutti e tre per il quartiere sparare botti nei giardini della gente e ridere a crepapelle
@zeppe @crepito @Yaku @samatari2 -
@coso_come_se_chiama @buzz @zeppe @crepito @Yaku @samatari2
per le "gang" di ragazzini che girano qua, italiani o non, il termine maranza è un po' una medaglia...come dire, i re della strada. e siamo in una piccola città di provincia, quindi più che re della strada, re del marciapiede via
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G gustavinobevilacqua@mastodon.cisti.org shared this topic
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@grafton9 bel pezzo
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non è un caso che nel pezzo l'autore parli di "padri e figli" e faccia esempi di nomi maschili.
Questa identità è maschile.
Si può parlare di "maranzine", un'imitazione in piccolo di un mondo che non compete loro fino in fondo.
Con "maranza" si pensa a gruppi di giovani maschi,le ragazze sono il corollario necessario.
Il pezzo non lo dice esplicitamente ma lo comunica in modo chiaro.
Quando parla di giovani marginalizzati che non dobbiamo abbandonare alla stereotipizzazione mediatica e al disprezzo generalizzato, parla di maschi.
Quella delle ragazze è come al solito una "doppia assenza"*, anche quando italiane ma razzializzate.
Immagino che alcune ragazze ci si identifichino e siano protagoniste in qualche modo, ma non nell'immaginario comune che stiamo costruendo*https://www.scielo.br/j/remhu/a/nFh4j858LxtXDRGCCrk4Dkg/?format=html&lang=it
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@bbacc @samatari2 @grafton9
L'articolo di Cermilla tra l'altro è piuttosto meta- , nel senso che analizza il punto di vista di chi vorrebbe vedere in una sottocultura etnicizzata un soggetto politico potenzialmente rivoluzionario, riuscendo così a sovrapporre ben due lenti colorate alla sua visione del mondo, e capendoci di conseguenza. -
è questo che trovo interessante.
Da una parte abbiamo la narrazione mediatica che assegna ai "maranza" l'etichetta della delinquenza di basso livello, dall'altra abbiamo una parte di movimento che assegna loro speranze rivoluzionarie "automaticamente" in quanto soggetti marginalizzati, senza bisogno di percorsi politici o di coscienza particolari.In mezzo ci stanno i ragazzi (e le ragazze, ancora più marginalizzate - e i/le maranza queer esistono? boh, ma non servono) con cui bisognerebbe costruire punti di contatto che non si basano su proiezioni o aspettative esterne.
Premetto (post-metto) comunque che non ho letto i libri sulla loro portata rivoluzionaria quindi vado un po' a letture sparse e "sentito dire" e dovrei sicuramente approfondire. Ma per lavoro ne vedo di ragazzi così.
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comuque mi sembra che alla fine la "vera rivoluzione" vada sempre riportata aun immaginario maschile; questo in generale.
tempo fa qui c'era un post sulla rivoluzione in iran finta, da vetrina per l'occidente, perché ci sono le donne che "mostrano le cosce" mentre la vera rivoluzione iraniana è dei lavoratori (uomini).
vabbè questo era un commento sporadico, non è che faccia testo di per sé, ma mi richiama un immaginario che considero abbastanza comune e trasversale50 anni fa alle femministe si diceva "prima liberiamo l'operaio, poi si può pensare alla donna"... mi sa che in alcuni ambienti non si sono allontanati molto da questa visione
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@bbacc @samatari2 @grafton9
Che poi nel caso specifico è pure scollegato dal discorso del lavoro, è una identificazione sotto-culturale, che nell'immaginario è spesso fatta di disoccupazione, lavoro in nero, gig economy ecc., ma sono tutti livelli che non influiscono nell'identificazione o nell'ipotetica attivazione del soggetto, è tutto schiacciato sull'immaginario etnico, che in realtà rende impossibile intersecarlo con una realtà lavorativa più complessa.
Uno dei problemi è che, togliendo il piano lavorativo, viene anche a mancare un piano fondamentale di organizzazione e azione collettiva del filone teorico a cui gli stessi osservatori afferiscono, e questo gli rende anche difficile immaginare la componente di genere come soggettività rivoluzionaria. -
ottima osservazione. questo secondo me è in linea con lo spostamento della mentaltà che si è visto negli ultimi anni, dove al centro di tutto sta l'identità, in particolar modo l'identità data dalla nascita.
ovvero l'essere soggetti rivoluzionari non in quanto appartenenti alla classe lavoratrice ma in quanto ner*, queer, donne, razzializzati ecc.è un nuovo immaginari o un nuovo sistema di pensiero ormai consolidato che, *secondo me*, ha portato un po' a travisare il concetto di intersezionalità. invece di essere usata come una lente necessaria ad arricchire, rendere più nitido lo sguardo e la comprensione delle dinamiche sociali, diventa il fine stesso della riflessione politica e si esaurisce nelle identità che, essendo "date" per nascita, non necessitano di organizzazione o azione