So di dire una cosa estremamente impopolare ma fa quando esiste gli indici di ascolto di Rai Scuola -inteso come canale tematico sono sempre stati ampiamente al di sotto dello zero virgola qualcosa.
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So di dire una cosa estremamente impopolare ma fa quando esiste gli indici di ascolto di Rai Scuola -inteso come canale tematico sono sempre stati ampiamente al di sotto dello zero virgola qualcosa. Che tradotto vuol dire che manco chi ci lavorava lo guardava.
Poi, se qualcuno vuole fare una battaglia identitaria in difesa di un canale che non vedeva nessuno si accomodi pure. Ovviamente il canale su "l'identità italiana", una specie di grossa "Linea Verde" che racconti la sagra del Castagnaccio, il festival del Cotechino, la festa della verza etc etc, che prendererebbe il suo posto avrà della performances persino peggiori - come tutto quello che il management meloniano ha messo in cantiere in questi anni. Ma ripeto, con tutto il rispetto per chi ci ha lavorato, quel canale andava chiuso almeno un decennio fa.
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@unknow però anche rai 5, rai storia, rai gulp stanno con ascolti da 0, mentre rai 4, rai movie, rai premium e rai yoyo stanno al 1%. Se vogliamo vedere allora tutti questi canali vanno chiusi. A me se lo chiamavi rai cultura e mi facevi vedere documentari e repliche di linea verde, nessun problema, però mi ci metti anche il formaggiaro francese e il 'sti cazzi' del sud america. A me da fastidio sto limite autoimposto alla cultura dei confini nazionali e st'esaltazione nazionale in ogni dove.
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G gustavinobevilacqua@mastodon.cisti.org shared this topic on
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@unknow Credo che parlandone possiamo essere d'accordo, quello che mi colpisce di più è l'atteggiamento: sembra tanto peggio tanto meglio
Se si rischia di andare su barricate non ha senso, ma nemmeno non fare niente, non tanto per Rai Scuola in sé, perché se non è seguita è come se fosse chiusa
Forse non riesco ad accettare che tutto debba andare da schifo, che a un progetto che non funziona si accetti che la TV pubblica diventi la TV privata della sagra della salsiccia (italiana!) -
@unknow diciamo che nessuno andrà sulle barricate se non (forse) chi ci lavora
Perché non vai sulle barricate per un servizio che hai lasciato che non funzionasse
È come la sanità pubblica: fa schifo, tanto vale che chiuda
Hai (abbiamo) già disertato -
Y yaku@puntarella.party shared this topic on
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@filobus
la sagra della salsiccia è una cagata, vero, ma se un canale non ha soldi per fare programmi, mandarli in onda e trovare chi li guardi, non può continuare a vivere.
Il paragone con la sanità non regge, Rai Scuola non è stata abbandonata è nata così. Senza soldi, senza personale (lavoreresti in un cimitero d'elefanti?) e con un'idea di tv vetusta e noiosa per la Germania Est di Honecker, figurati per l'Italia del 2026, perchè suppone che uno si incolli allo schermo per vedersi chessò una lezione sugli assi cartesiani. Il problema è che in tv come altrove i conti devono quadrare. Se la RAI tiene in piedi tre canali generalisti e una pletora di tematici i soldi non bastano, non puoi fare niente di innovativo e ti becchi in prima serata un tizio che ti spiega argomentini leggeri tipo la simbolgia Antigone -
@unknow chissà, forse siamo d'accordo e non ci capiamo, o non capisco io
I conti devono tornare, ma quali conti? Se è un canale che non raggiunge il suo scopo (dare un servizio di un certo tipo) certo che non ha senso continui. E siamo concordi nel dire che è così. Ma è servizio pubblico, la Rai, non tanto il singolo canale, quindi che scopo deve avere un servizio pubblico? Non deve esistere un canale (trasmissione, conservazione) che offre un servizio di cultura e istruzione?
Stiamo parlando
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@unknow di sostituzione di un canale "scuola" con un canale "sagra del peperone" (italiano però, mica qualunque)
Quindi barattiamo la cultura col nazionalismo porchettaro
Il problema non è cancellare un canale che non funziona, è cancellare un servizio, che è un obbligo per il servizio pubblico, e non riprogettarlo per farlo funzionare, ma sostituirlo col niente (nazionalista oltretutto), su cui non è che non spenderanno soldi
Il problema è accettarlo, dire che va bene così
Se il canale
2/ -
@unknow non aveva soldi allora il problema è che doveva averne, perché se no vuol dire che non deve esistere il servizio pubblico
E, torno con la sanità, non è che se una malattia ce l'hanno 4 gatti non devi fare niente per loro, forse non ti potrai permettere di trovare la cura. Ma non puoi non fare assistenza, perché quello è servizio pubblico
Quindi identifichiamo pure meglio lo scopo della Rai, ma poi devi investire lì, non fermarti a dire non importa, va bene
Perché non è che il resto
3/ -
@unknow della Rai brilli
Lasciamo i Fatti nostri, I pacchi loro, Don Matteo, ma poi può essere solo quello un servizio pubblico?
Chiudiamo le lezioni universitarie che nessuno segue, ma non spendiamo quei 4 soldi per fare il documentario sui balneari che votano il governo di oggi
O se tutto deve finire alle ortiche sbattiamocene e chiudiamo tutta la Rai, lasciamo tutto ai canali privati che così avanzano soldi per pagare gli amici del governo in corso, direttamente in tasca
4/. -
@unknow poi, se vogliamo usare RsiPlay come contenitore di contenuti didattici per le scuole, che si scaricano e fanno vedere agli studenti, va bene, risparmiano sul canale TV (ma se i programmi facevano schifo prima non è che qualcuno ha detto che miglioreranno, e vabbe' che gli studenti sono obbligati, ma forse un pensierino sul miglioramento va fatto, e non l'ho sentito)
Capisco che per il governo cultura = dissenso, sagra = penem (del panem et circenses) per il governo, ma io non sottoscrivo -
@unknow e mi spiace, c'ho l'insonnia e quindi mi devi sopportare (puoi sempre silenziarmi)
Anche il nome, Rai Scuola, ma potevano dare un nome peggiore? Potevano chiamarlo Rai Sapere
(Rai Cultura no, perché poi toglievano tutta la cultura dagli altri canali e la mettevano su questo canale che la massa, che più ne aveva bisogno, non avrebbe mai seguito)
Ma Rai Scuola, che nome tafazziano
Che poi trasmettevano pure programmi che si erano impegnati a fare brutti, ma anche cose decenti -
@filobus rispondo per punti
1. La Rai è un azienda, come lo è la BBC, la PBS americana e tutte le altre reti pubbliche in giro per il mondo. Il fatto che non stia completamente sul mercato non vuol dire che non debba far quadrare i conti.
2. I conti rai sono in sprofondo rosso, non c'entra la qualità o il tipo di programmi. E' che essun servizio pubblico radiotelevisivo può permettersi 3 reti generaliste in chiaro più una pletora di canali tematici più un sacco di altre cose (la radiofonia, un canale all news, eccetera) con un canone, ora in bolletta, tra i più bassi d'Europa e questo va impattare sui canali più deboli. Certo c'è pubblicità, la Rai ha gli spot, che però funzionano per i canali generalisti ma nessun cliente investirebbe su un canale scolastico o storico che fanni lo zero virgola uno. C'è solo -
un alternativa che è quella di alzare -e di parecchio- il canone ma vi vedo mettervi in fila per sganciare soldi necessari per finanziare la Rai.
3. Onestamente del nazionalismo porchettaro me ne frega meno di zero. Sostiuscono un canale che non vedeva nessuno con un canale che non vedrà nessuno, non credo ritorni il fascismo perchè trasmettono la sagra dell'arborella di fiume e daranno qualche stipendio ad amici e solidali (questo mi scoccia un po' di più lo ammetto) viceversa però credo che la cultura meriti rispetto maggiore di quello che ha ricevuto in questi anni. -
4. Non c'è alcuna idea di servizio pubblico dietro Rai Storia come non c'è dietro gli altri canali tematici della Rai ma più banalmente una questione di lobbyng. Ai tempi dell'assegnazione delle frequenze, quando si passo' dall'analogico al digitale terrestre e il Ministero (siamo ai tempi di Gasparri) doveva decidere come assegnare gli slot dei canali, RAI e Mediaset condussero, congiuntamente e in perfetto spirito duopolistico, un lavoro di lobbying per accapparrarsi il maggior numero di slot. Di tutti quei canali che il DTT metteva a disposizione non sapevano letteralmente cosa farsene ma era importante che non finissero a terzi soggetti e che il duopolio rimanesse il più possibile intatto. Per cui RAI si ritrovò con dei canali ma senza le risorse necessarie per farli marciare: mancavano i soldi per produrre programmi e
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mancava il personale. Così abbiamo avuto roba tipo Rai Utile (ricordata solo perchè un suo conduttore ha fatto secco un tizio a cui doveva dei soldi), Rai Med cioè Rainews24 MA coi sottopancia in arabo, Rai Storia che letteralmente cava il sangue della rape, Rai Scuola che sembra uscita dai tempi del maestro Manzi e tanti altri. Ora, tu, come molti, dici che andava riprogettarlo per farlo funzionare però ma mica capito cosa significhi all'atto pratico. Di mio invece credo che il progetto sia sbagliato in partenza non solo per le modalità con cui è nato ma anche perchè credo che un servizio pubblico debba parlare a un pubblico il più largo possibile e non rinchiudersi in una nicchia, non importa quanto fatta bene. Ma sono opioni personali appunto, si può benissimo pensare che la cultura prodotta dal servizio pubblico debba essere
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avulsa non solo da qualunque idea innovativa ma anche dal concetto stesso pubblico, in questo caso Rai Scuola è ok.
5. Deve esistere un canale che offra cultura? Scinderei le cose però, Rai Scuola non faceva cultura ma faceva didattica che è una parte precisa della cultura. Serve che il servizio pubblico faccia cultura? Si certo, anzi è nella sua natura. Serve che il servizio pubblico faccia didattica attraverso un canale tv considerato che nell'anno del signore 2026 gli under 35 semplicemente NON guardano la tv? Assolutamente no e dire che occorre rimodulare Rai Scuola nel 2026 è è come dire che nei giornali stavano meglio quando c'erano le macchine da scrivere anzichè i computer. -
Se vuoi fare didattica -cosa fanno tutte le grandi reti pubbliche del mondo, ci sono mille altri modi per farla sfruttando le tecnologie di oggi Dall' on demand gratuito, allo streaming fino a pacchetti di programmi ad hoc per le scuole (in passato solo una parte della produzione di Rai Cultura era destinata al canale, il resto andava alle scuole).
6. Le cose decenti erano gran parte vecchi documentari della BBC perchè appunto il canale non aveva le risorse per produrre nulla di suo.