La Resistenza tedesca al nazismo ("Widerstand" in tedesco) è una pagina di storia ancora troppo poco conosciuta.
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La Resistenza tedesca al nazismo ("Widerstand" in tedesco) è una pagina di storia ancora troppo poco conosciuta. Per molto tempo dopo la fine della guerra, la vulgata che abbiamo imparato a scuola e che ci è stata trasmetta dai libri di storia è stata quella di una società (quella tedesca) complice in toto (o quasi) con il regime nazista. In realtà, come sottolinea l'internazionalista Giancarlo Restelli in un suo studio sulla Wilderstand, "ci fu una Resistenza al nazismo che vide in prima linea la classe operaia, la quale combattè una battaglia durissima e venne sconfitta", una Resistenza che "ebbe caratteristiche diverse rispetto a quella italiana ma non per questo fu inferiore a livello politico e ideologico".
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Come si spiega allora questa "amnesia" della storiografia ufficiale (in Germania e in Italia come altrove) che per decenni ha trascurato o addirittura nascosto questa pagina di storia?
Per quanto riguarda l'Italia, ancora Restelli mette tra i fattori che hanno contribuito a questo silenzio "l'adeguamento degli storici “ufficiali” a una vulgata resistenziale (“guerra patriottica”) in cui non c’era spazio per i tedeschi".
Non è un caso che un'opera come “Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana” di Roberto Battaglia, storico e partigiano, non sia mai stata tradotta in italiano. Per Battaglia quella dei disertori tedeschi passati dall'esercito nazista alle bande partigiane fu un fenomeno “ragguardevole”.
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“In tutte le regioni del Nord Italia, senza eccezioni, è dimostrata la presenza di tedeschi nelle principali formazioni partigiane”. Come scrive Restelli: "Molti di questi ex soldati tedeschi erano comunisti e socialisti oppure appartenenti a una formazione di sinistra. In totale furono 100mila i soldati tedeschi disertori (1% del totale delle forze militari). 15mila furono fucilati".
Per quanto riguarda la Germania, invece, come suggerisce Leonhard Schäfer nella sua opera fondamentale “Contro Hitler. Gli anarchici e la resistenza tedesca dimenticata”, pubblicata qualche anno fa per i tipi di Zero in Condotta, dall'immediato dopoguerra in poi il riferimento alla resistenza servì principalmente come "base identitaria, ideologica e legittimazione di sistemi e strutture dei due stati tedeschi".
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Non è un caso che in Germania Ovest, gli unici movimenti di resistenza al nazismo contemplati dalla storiografia ufficiale furono quelli dei circoli militari, borghesi e aristocratici e il movimento studentesco della Rosa Bianca. In Germania Est, il KPD (Partito Comunista Tedesco) e altri gruppi comunisti e la "Rote Kapelle".
Al silenzio nei confronti della lotta della classe operaia tedesca contro il nazismo, contribuì poi anche la politica delle forze di occupazione alleate in Germania, che "confiscarono ogni materiale sulla resistenza tedesca, raccolsero tutti i documenti e li fecero sparire nei loro archivi", a voler ribadire "la colpa collettiva del popolo tedesco", un popolo "da guardare con sospetto e da soggiogare politicamente con la divisione della Germania".
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Per concludere, sia Restelli che Schäfer nei loro studi forniscono numerosi dati sulla repressione nazista che mettono in evidenza come la Resistenza tedesca fu un movimento numericamente consistente.
Cito: "nel ’33 i tribunali pronunciarono 40mila condanne per “crimini o delitti politici”, nel ’34 sono 70mila; nel ’35, 85mila; nel ’36, 90mila. Dal ’33 al ’38, 345mila tedeschi subirono condanne come oppositori politici. All’inizio della guerra sono 300mila i tedeschi ancora in carcere. Dal ’38 al 45 gli oppositori politici tedeschi assassinati per motivi politici furono 32.500. [...] Se pensiamo che la Resistenza italiana ebbe circa 44mila morti, in Germania non siamo distanti da questo numero.
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Secondo altri studi furono 700mila i tedeschi che passarono nelle prigioni e nei campi durante tutto il periodo del nazismo. La Germania nel ’39 aveva 65 milioni di abitanti. Quindi un tedesco su 100 ebbe a che fare con la giustizia tedesca per motivi politici di cui molti finirono nelle prigioni o nei Kz. Se questa non è Resistenza!"
Lascio qui sotto i link sia allo studio di Restelli sia all'opera di Schäfer.
https://www.centrofilippobuonarroti.com/public/mostre/public/file/mrt/ResistenzaTedesca_Restelli.pdf
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Grazie del thread, vale la pena leggerlo (anche perché nessunə ci ha mai detto nulla di queste cose).
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@muffa grazie del thread e dei materiali.
la storiografia ci ricorda che ragionare per nazioni è una forzatura, un'euristica retrograda. "I tedeschi erano tutti complici" , indubbiamente è più facile definire il nemico etnicamente , invece che parlare di interessi di classe -
G gustavinobevilacqua@mastodon.cisti.org shared this topic on
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